Quegli psicologi in prima linea … ma in punta di piedi

 

Mi chiamo Matteo Marini e sono uno dei tanti psicologi che lavora nelle scuole superiori (o secondarie di secondo grado se preferite). Faccio questo lavoro da oltre dieci anni, da quando avevo poco più di trenta anni, e di ragazzi e ragazze penso di averne visti veramente un numero notevole. La domanda fattami più di frequente è legata alla natura delle tematiche che gli studenti mi portano. Credo che non sia possibile rispondere a questo quesito: andiamo dai semplici litigi in classe a traumi che ti farebbero voglia di metterti una tutina colorata per far giustizia nel mondo.

Non è facile essere psicologi nelle scuole italiane, non nei primi tempi che fai questo lavoro almeno; c’è infatti una fase intermedia nella quale le persone (studenti, prof, segretarie, custodi ecc) hanno in genere due reazioni tipiche:

prima reazione – se possono cercano di evitare anche solo il tuo sguardo, neanche fossi Medusa!

seconda reazione – ti senti dire da certi professori frasi del tipo: “ma prendi allo sportello anche il personale docente?” il tutto condito da una risata che occulta un malcelato imbarazzo…e sì, lì ti stanno prendendo per il culo!

Lo psicologo è una figura poco conosciuta nelle scuole italiane e spesso viene accomunato col medico dei pazzi; risulta quindi di grande importanza creare un’immagine che prenda le distanze dallo stereotipo del tipico strizzacervelli (a meno che non sia appetibile passare mattinate intere giocando a qualche spara-tutto sul cellulare perché nessuno osa venire allo sportello).

Quindi, ricapitolando, quando lo psicologo adotta comportamenti

  • distaccati
  • medicalizzati
  • eccessivamente formali

ha scarsa efficacia

Per quale motivo? Perché vanno ad alimentare l’immagine dello psicologo dei matti dal quale è bene rifuggire come la peste!

Dopo aver ucciso molti zombie sul cellulare ho capito che la psicologia scolastica non si fa solo nello sportello o nel setting rigido di cui tanto abbiamo letto sui libri.

Stavo bevendo un caffè nel bar della scuola (non è rilassante uccidere centinaia di zombie!) ed ho attaccato a chiacchierare con un professore parlando di argomenti comuni, come se fossi un avventore del celebre “bar sport” di Stefano Benni. Passavano giusto dieci minuti e mi sono trovato a parlare con un gruppo di ragazzi del film “X-MEN”.

In quel momento mi ero tolto il camice e stavo creando delle relazioni. Lo sportello psicologico avrebbe avuto sempre un setting “classico” (in linea con il nostro Codice Deontologico) ma in quel momento mi stavo lentamente integrando al tessuto sociale della scuola … in punta di piedi e senza pretese.

Lentamente capivo il perché di molte cose. In molti paesi europei lo psicologo è una figura stabile nella scuola, è conosciuto da tutti … e non c’è onta alcuna se si usufruisce dello sportello! Per vari motivi lo psicologo nelle scuole italiane ci passa solo poche ore alla settimana e non sempre esprime a pieni regimi quelle che potrebbero essere le sue vere potenzialità. La sua scarsa presenza lo rende un essere etereo e avulso dal contesto scolastico, che spaventa come se fosse un Nazgul (se non avete letto il Signore degli Anelli, provvedete quanto prima!).

Era questa la sfida: rendere lo psicologo umano e integrato nel contesto scuola.   

Per raggiungere tale obiettivo ho pensato che la psicologia scolastica non dovesse essere fatta solo nello sportello psicologico. La psicologia si fa anche negli spazi della scuola, nella presenza, nei legami e nella relazione. Da quel momento la musica è cambiata e lo sportello psicologico si è popolato, sono partite molte altre attività di matrice psicologica finalizzate alla prevenzione del disagio psicologico: psico-educazione, formazione, peer education, corsi e sportelli per i genitori.

Sono passati oltre dieci anni ed ora ho 44 anni. Adesso siamo 21 fra psicologi e psicologhe, copriamo diverse scuole, lo sportello è presente quasi tutti i giorni nei plessi più grandi e i ragazzi si rivolgono regolarmente al servizio per problemi di varia entità e natura.

Non siamo dei super eroi con la tutina colorata ma abbiamo scoperto che, in punta di piedi, si fanno grandi cose.

 

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